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Aldo Moro e gli 007 nel 39esimo dalla morte

Un dibattito su un aspetto inedito della vita politica del grande statista ucciso dalle Br

Alle 13,30 del nove maggio di trentanove anni fa, a via Caetani fu ritrovata, in seguito a una segnalazione anonima, una Renault 4 rossa. Nel portabagagli c’era il cadavere di Aldo Moro, leader della Dc in vita e protagonista di primo piano delle stagioni del centrosinistra e ideatore-realizzatore del compromesso storico.

Sin da subito sul corpo esanime dello statista si è sviluppato un culto – giornalistico, investigativo, storiografico e, ovviamente, politico – al limite della necrofilia.

Tant’è: il ritrovamento del cadavere più eccellente della storia repubblicanaera l’atto conclusivo di quelli che in molti hanno definito i cinquantacinque giorni che cambiarono l’Italia. Un autentico buco nero cronologico che inghiottì il decennio di passioni iniziato nel Sessantotto e restituì un’Italia svuotata, prossima al riflusso e poi a quel disimpegno che avrebbe esautorato la politica segnandone il declino.

Ma gli aspetti giallistici della vicenda non devono far passare in secondo piano che il culto necrofilo, che continua ancor oggi grazie al battage dei media che continuano ad elargire rivelazioni e sensazionalismi, è motivato dallo spessore del compianto statista.

Personalità complessa e sfaccettata, Moro si era dedicato con singolare eclettismo a tutti gli aspetti della cosa pubblica. Compresi, non sembri una battuta, quelli meno pubblici, soprattutto l’intelligence.

Su questo punto si è soffermato Mario Caligiuri, docente dell’Università della Calabria e direttore del Master in Intelligence.

«Aldo Moro è stato un politico di prima grandezza», spiega Caligiuri, «e in quanto uomo di Stato conosceva bene l’importanza e il funzionamento dei servizi d’intelligence».

Il prof dell’Unical sfata il mito secondo cui a un Moro curiale si contrapponeva quasi un Cossiga intrigante e trasgressivo. Infatti, prosegue Caligiuri, «tutti sanno dell’interesse di Francesco Cossiga verso questo settore, ma si conosce di meno un fatto di sicuro non irrilevante: Moro fu il maestro che iniziò Cossiga allo studio dell’intelligence».

A questo aspetto, finora non troppo approfondito dell’attività politica di Moro è dedicato Aldo Moro e l’intelligence. Il senso dello Stato e la responsabilità del potere un convegno che si svolgerà il 13 maggio presso l’aula Umberto Caldora dell’Unical.

L’iniziativa, che consiste in un’articolata giornata di studi, è strutturata in due parti.

Dopo i saluti del rettore, del direttore del Dipartimento di lingue e scienza dell’educazione e dei componenti del comitato scientifico del Master è prevista l’introduzione di Caligiuri.

I lavori saranno articolati in due sessioni.

La prima verrà introdotta dalla relazione dell’ex segretario Dc e presidente del Consiglio Ciriaco De Mita su Aldo Moro uomo di Stato e di intelligence.

Di seguito la scaletta degli interventi:

1)    Maria Luisa Lucia Sergio dell’Università di Roma Tre: Aldo Moro nella prima stagione repubblicana (1946-1958): concezione della democrazia e visione internazionale;

2)    Vera Capperucci dell’Università Luiss “Guido Carli” di Roma: La segreteria Moro (1959-1964) e il caso Tambroni;

3)    Giacomo Pacini dell’Istituto Storico Grossetano della Resistenza e dell’Età Contemporanea: L’Italia e la politica mediterranea: il lodo Moro.

La seconda sessione inizierà alle 15 e sarà aperta dalla relazione di Virgilio Ilari dell’Università “Cattolica” di Milano su Aldo Moro e la Cia.

Di seguito gli interventi successivi:

1)    Andrea Ambrogetti (storico): Aldo Moro e gli americani nella politica della solidarietà nazionale;

2)    Francesco Maria Biscione (Archivio “Flamigni”): Il Memoriale Moro.

I lavori termineranno con la relazione del presidente del gruppo Pd al Senato Luigi Zanda su Il rapporto tra Moro e Cossiga e con le conclusioni di Caligiuri.

Gli atti del convegno saranno pubblicati nella collana del Centro di Documentazione Scientifica sull’Intelligence dell’Università della Calabria editi da Rubbettino.

La manifestazione è promossa anche dalla Fondazione “Italia Domani”, dal Laboratorio di Fonetica e del Laboratorio sul Mediterraneo Islamico dell’Università della Calabria.

I lavori saranno seguiti in diretta streaming dal sito www.intelligencelab.org e da Radio Radicale.

 

 

 

  

 

 

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Saverio Paletta, classe 1971, ariete, vive e lavora a Cosenza. Laureato in giurisprudenza, è giornalista professionista. Ha esordito negli anni ’90 sulle riviste culturali Futuro Presente, Diorama Letterario e Letteratura-Tradizione. Già editorialista e corrispondente per il Quotidiano della Calabria, per Linea Quotidiano e L’Officina, ha scritto negli anni oltre un migliaio di articoli, in cui si è occupato di tutto, tranne che di sport. Autore di inchieste, è stato redattore de La Provincia Cosentina, Il Domani della Calabria, Mezzoeuro, Calabria Ora e Il Garantista. Ha scritto, nel 2010, il libro Sotto Racket-Tutti gli incubi del testimone, assieme al testimone di giustizia Alfio Cariati. Ha partecipato come ospite a numerose trasmissioni televisive. Ama il rock, il cinema exploitation e i libri, per cui coltiva una passione maniacale. Pigro e caffeinomane, non disdegna il vino d’annata e le birre weisse. Politicamente scorretto, si definisce un liberale, laico e con tendenze riformiste. Tuttora ha serie difficoltà a conciliare Benedetto Croce e Carl Schmitt, tra i suoi autori preferiti, con i film di Joe d’Amato e l’heavy metal dei Judas Priest. [ View all posts ]

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