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Una strada a Rauti? Che male c’è?

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Quanto sono inutili le polemiche sullo scomparso leader missino?

Fu un pessimo golpista ma un intellettuale lucido e dinamico

La sinistra si cortocircuita sulla sua memoria, su cui pesano tuttora pregiudizi inutili

Una strada a Pino Rauti? Pino Rauti il fascista, stragista e via discorrendo? Dio mio, che scandalo.

Il tono e i modi del segretario del Pd calabrese Ernesto Magorno sono decisamente vintage. Come è vintage tutta la polemica, sorta da una decisione della giunta di Cardinale (duemila e rotte anime ai confini con le Serre vibonesi) di dedicare una strada all’ex segretario del Msi ed ex papà della Fiamma Tricolore che, guarda caso, era nato proprio lì.

Nella sua nota, diramata urbi et orbi, ma con efficacia limitata ai confini regionali, Magorno ha accusato i suoi di scarsa vigilanza antifascista. È mai possibile – si è chiesto – che un Comune di sinistra dedichi una strada a un personaggio oscuro e dalla non preclara fede democratica?

Rauti non c’è più e non può rispondere. E siamo sicuri, invece, che Giuseppe Marra, il sindaco di Cardinale, sappia il fatto suo e non mancherà di commentare la decisione della sua amministrazione sulla stampa “che conta”.

Ma torniamo a Rauti: che male c’è se il suo paese natio gli dedica una strada? Era stato un fascista tra i più tosti, ci mancherebbe. E, agli occhi di certo antifascismo militante un po’ demodé, aveva tutte le peggiori stimmate: già volontario nella Rsi all’età di 16 anni, poi inquieto militante neofascista, costretto a entrare e uscire di galera (dove riuscì a laurearsi in Giurisprudenza) per apologia e tentata ricostituzione del disciolto partito fascista, il giovane missino fu persino allievo di quel Julius Evola, che ancora la cultura italiana non è riuscita a sdoganare del tutto. E non basta: fu tra i fondatori di Ordine Nuovo, il gruppo neofascista accusato di tutte le nequizie possibili. Poi, rientrato nel Msi su invito del nemicoamico di sempre, Giorgio Almirante, fu sostenitore dell’idea suggestiva di un fascismo “di sinistra”.

Tutto questo tra un’inchiesta e l’altra, con tanto di arresti, motivate dalle accuse più varie e infamanti, secondo cui Rauti sarebbe stato l’ispiratore e organizzatore degli attentati dinamitardi che scossero l’Italia della strategia della tensione, tra i quali quello di piazza Fontana.

L’alone nero, non solo in senso politico, ha coperto tutto il resto: cioè l’enorme attività intellettuale portata avanti da Rauti che, tra le varie, fu anche un ottimo giornalista. Scrisse libri, fondò riviste e quotidiani dove molti ragazzi ebbero modo di farsi le ossa, cercò di iniettare idee nuove in un ambiente, la destra italiana dei ’70, che rischiava di involversi nel conservatorismo più qualunquista (quella successiva sarebbe invece diventata qualunquista nel senso di Cetto).

Ma certi pregiudizi sono duri a morire, specie in chi è in arretrato coi libri. È palese, ad esempio, che Magorno non solo non abbia letto Pansa (forse chiedergli De Felice sarebbe troppo), ma che anche non ricordi bene la storia del suo partito d’origine, il Psi, che fu ipergarantista nei confronti di quei terroristi di sinistra che davano fastidio ai compagni del Pci (e, spesso, erano protetti da Mosca attraverso i servizi segreti cecoslovacchi).

Mettiamola così: in un Mezzogiorno in cui alcune giunte, specie campane, cercano di dedicare piazze e strade a briganti che avevano fedine penali lunghe chilometri e, quando le avevano, convinzioni politiche reazionarie, che male volete che faccia dedicare una strada a un vecchio e defunto leader dello scomparso mondo neofascista?

Poi, credeteci sulla parola, come golpista e protodittatore Rauti era tutt’altro che convincente: riuscì a perdere gli allievi, soprattutto Alemanno che fu suo genero, il giornale che aveva fondato (Linea Quotidiano) e il partito che aveva creato per contrapporsi alla linea di Fini (Msi-Ft).

Come tutti gli intellettuali, inoltre, era un po’ pigro. Restano leggendari le sue pennichelle pomeridiane e i dispetti che gli faceva Almirante, che convocava le riunioni del comitato centrale del Msi alle 15,30, giusto per il gusto un po’ sadico di disturbarlo.

Fossero tutti così, i golpisti, potremmo dormire sonni tranquilli. Anzi, se in molti abbiamo dormito tranquilli è proprio perché i golpisti, almeno la maggior parte, erano così.

E i processi, le accuse ecc? Finirono in niente: Rauti fu prosciolto con la formula piena. Vorrà pur dire qualcosa in un sistema che si basa sulla presunzione d’innocenza o no? Oppure, anche a distanza considerevole da certi anni e dalla morte dei protagonisti, questa presunzione continua a valere a corrente alternata?

Per concludere una chicca: negli anni ’50 il giovane Berlinguer organizzava interessanti dibattiti tra i “suoi” della Fgci e i ragazzi del Msi, tra i quali Rauti era in prima linea. Ora, senza fare paragoni, ci chiediamo: se persino Berlinguer stimava Rauti al punto di dialogare con lui nei pressi di Botteghe Oscure, a che titolo Magorno si lamenta?

Saverio Paletta

 

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Saverio Paletta, classe 1971, ariete, vive e lavora a Cosenza. Laureato in giurisprudenza, è giornalista professionista. Ha esordito negli anni ’90 sulle riviste culturali Futuro Presente, Diorama Letterario e Letteratura-Tradizione. Già editorialista e corrispondente per il Quotidiano della Calabria, per Linea Quotidiano e L’Officina, ha scritto negli anni oltre un migliaio di articoli, in cui si è occupato di tutto, tranne che di sport. Autore di inchieste, è stato redattore de La Provincia Cosentina, Il Domani della Calabria, Mezzoeuro, Calabria Ora e Il Garantista. Ha scritto, nel 2010, il libro Sotto Racket-Tutti gli incubi del testimone, assieme al testimone di giustizia Alfio Cariati. Ha partecipato come ospite a numerose trasmissioni televisive. Ama il rock, il cinema exploitation e i libri, per cui coltiva una passione maniacale. Pigro e caffeinomane, non disdegna il vino d’annata e le birre weisse. Politicamente scorretto, si definisce un liberale, laico e con tendenze riformiste. Tuttora ha serie difficoltà a conciliare Benedetto Croce e Carl Schmitt, tra i suoi autori preferiti, con i film di Joe d’Amato e l’heavy metal dei Judas Priest. [ View all posts ]

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