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Bisi stavolta ha ragione

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Il gran maestro del Goi “disubbidisce” alla Commissione Antimafia

«Se consegnassi le liste degli iscritti farei reato». La Costituzione tutela la massoneria come tutte le altre associazioni

La notizia è piuttosto fresca: Stefano Bisi, il gran maestro del Grande Oriente d’Italia, la principale comunione massonica del Paese, si è rifiutato di consegnare gli elenchi degli iniziati alla Commissione Antimafia.

Poco rispetto per l’istituzione parlamentare, o peggio, com’è stato pure detto, un’irriverente pernacchia alla presidente della Commissione, la cattolica Rosy Bindi? Proprio no. Nella sua lettera di motivazioni, un po’ farraginosa per essere stata scritta da un giornalista, Bisi fa due rilievi non proprio secondari.

Il primo riguarda la tutela dell’immagine del Goi, perché secondo il gran maestro la richiesta della Bindi rischia di innescare «un ingiustificato e inconcepibile accostamento fra la Massoneria e associazioni a carattere malavitoso». Un rischio non proprio trascurabile, tanto più che, sempre secondo Bisi, non vi sono «notizie di reato connesse ad attività mafiose che riguardino associati del Goi né richieste motivate e circoscritte ad eventuali indagati specificatamente individuati, appartenenti alla nostra Associazione».

Il secondo è di natura giuridica: la Commissione Antimafia, ha fatto capire Bisi, non è un organo giudiziario e quindi non può, nell’esercizio delle proprie funzioni, chiedere cose che un magistrato dovrebbe motivare nel dettaglio. Lo stesso gran maestro, nel commentare la lettera, ha tirato fuori un argomento che dovrebbe tagliare la testa al toro: se lui ottemperasse alla richiesta della Commissione rischierebbe di violare la normativa di tutela della privacy approvata dal Parlamento anche in linea con gli orientamenti legislativi europei. Per il resto, Bisi si è limitato a ribadire un concetto che tutti i massoni prima o poi esibiscono: la libera muratoria è un’associazione legittima, in quanto tale tutelata dalla Costituzione.

Mi fermo qui, perché è inutile commentare oltre la lettera di Bisi.

Mi permetto, però, di evidenziare altri elementi, non del tutto espliciti, nella risposta piccata del gran maestro. Li riassumo con una domanda: possibile che le associazioni massoniche finiscano nel mirino dell’opinione pubblica e dei media ogni qual volta emerge l’implicazione di qualche grembiulino in faccende poco chiare?

Attenzione: non voglio difendere la Libera Muratoria, nelle cui file milita anche un esercito di avvocati, né, in particolare, voglio difendere il Goi, dove gli avvocati si sprecano.

Il problema, secondo me, è più banale, perciò riguarda tutti: la difesa delle libertà, in particolare quella di associazione.

I segreti massonici, grazie a un interesse dell’editoria testimoniato da numeri importanti, sono ormai “di Pulcinella” o poco ci manca. E di sicuro non riguardano le identità degli affiliati perché, di fronte alla legge, le logge sono associazioni come tutte le altre, dai dopolavoro ferroviari ai partiti politici, passando ovviamente per i circoli scacchistici e filatelici. Il massone, almeno sulla carta, è tutelato come il giocatore di scacchi e il collezionista di francobolli. Perché, allora, continua questa logica dei due pesi e delle due misure?

Certo, la massoneria qualche colpa ce l’ha, visto che nessun libero muratore ha mai smentito, se non messo alle strette, quella fama di potere occulto che ancora circonda l’istituzione muratoria, che proprio quest’anno compirà i 300 anni di vita, anzi di storia, parte della quale merita la esse maiuscola, grazie al suo impegno in difesa delle libertà e dei valori umani più autentici.

E di sicuro sono responsabili anche molti massoni, che però – Bisi ha ragione anche su questo – non sono i più, resisi responsabili di illeciti e, a volte, di crimini gravi.

Ma, ecco il punto: le mele marce possono giustificare il macero di tante cassette in cui la maggioranza delle mele marcia non è e alcune sono addirittura succose? Questo ragionamento di elementare buon senso sembra valido per tutti: per la Chiesa quando spunta il pastore infedele, truffatore e pedofilo; per i partiti, che continuano a partecipare alle elezioni anche quando una buona fetta dei propri esponenti finisce sotto inchiesta o, peggio, in galera; per le associazioni religiose, soprattutto quelle islamiche, la cui maggioranza di fedeli non merita di essere tacciata di terrorismo o integralismo a causa delle malefatte di minoranze pericolose. Già, questa cosa vale per tutti fuorché per la massoneria.

E questa logica delle eccezioni a senso unico diventa ancora più paradossale se si riflette sull’aspetto economico e fiscale: dell’articolo 18 della Costituzione e delle leggi ad esso collegate hanno approfittato in tanti, anche per motivi che col diritto di associazione c’entrano poco. Pensiamo solo a quanti ricorrano alle associazioni o alle onlus per svolgere attività economiche di vario tipo (nella ristorazione, editoriali e commerciali) senza assumersi gli oneri, soprattutto fiscali, di chi fa impresa sulla base di strutture imprenditoriali.

Qualcuno a costoro, responsabili spesso di un’importante evasione fiscale, ha mai fatto i conti in tasca seriamente?

Non voglio difendere la massoneria per qualche partito preso, che tra l’altro non ho. Do ragione a Bisi perché sono convinto che la libertà o è uguale per tutti o non è.

Molte delle argomentazioni esibite dai vertici delle varie obbedienze massoniche contro chi non nutre simpatia verso la libera muratoria sono spesso speciose e retoriche. Tuttavia, non sono meno retoriche di quelle a cui ricorrono molti degli autoproclamati difensori dei diritti, delle libertà e della pulizia morale quando qualcuno di loro viene preso con le castagne nel sacco. È capitato, ad esempio, a Comunione e Liberazione. Eppure nessuno ha fiatato di fronte alle repliche dei suoi vertici.

Spiacente: il monopolio della cattiveria non ce l’ha nessuno, nemmeno le cosche mafiose più becere. E sono molti di meno quelli che possono aspirare all’esclusiva dell’etica.

Per questo la morale zoppa che ancora impera nel nostro paese non mi convince.

E, al riguardo, mi permetto di far notare che l’attuale Commissione Antimafia non ha i numeri né le competenze per fare i conti in tasca a chicchessia. A che gli serve l’elenco completo degli iscritti al Goi, che probabilmente è già in possesso della magistratura? Per caso qualcuno intende consegnarlo alla stampa “amica”, come accadde negli anni ’90 con la lista sequestrata da Cordova, che tuttora viene pubblicata e rilanciata sul web? Tra questa logica, tipica di molta politica, e la gogna il passo è breve. Per questo spero che certi passi nessuno li faccia mai.

E chiudo con una piccola provocazione: perché, se proprio le servono, la Bindi non chiede queste benedette liste agli inquirenti che si occupano dei grembiuli sospetti?

 

Saverio Paletta

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Saverio Paletta, classe 1971, ariete, vive e lavora a Cosenza. Laureato in giurisprudenza, è giornalista professionista. Ha esordito negli anni ’90 sulle riviste culturali Futuro Presente, Diorama Letterario e Letteratura-Tradizione. Già editorialista e corrispondente per il Quotidiano della Calabria, per Linea Quotidiano e L’Officina, ha scritto negli anni oltre un migliaio di articoli, in cui si è occupato di tutto, tranne che di sport. Autore di inchieste, è stato redattore de La Provincia Cosentina, Il Domani della Calabria, Mezzoeuro, Calabria Ora e Il Garantista. Ha scritto, nel 2010, il libro Sotto Racket-Tutti gli incubi del testimone, assieme al testimone di giustizia Alfio Cariati. Ha partecipato come ospite a numerose trasmissioni televisive. Ama il rock, il cinema exploitation e i libri, per cui coltiva una passione maniacale. Pigro e caffeinomane, non disdegna il vino d’annata e le birre weisse. Politicamente scorretto, si definisce un liberale, laico e con tendenze riformiste. Tuttora ha serie difficoltà a conciliare Benedetto Croce e Carl Schmitt, tra i suoi autori preferiti, con i film di Joe d’Amato e l’heavy metal dei Judas Priest. [ View all posts ]

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